Settimana scorsa ho fatto un prelievo del sangue, per un controllo periodico ed ero in fila per l'accettazione, nell'ufficietto dell'impiegato. Davanti a me una coppia attendeva il suo turno ed il marito teneva in braccio il suo bimbo.
Avrà avuto si e no 4 anni, mi incantai ad osservare con quale abbandono e senso di sicurezza stava tra le braccia del papà. E' una sensazione più forte di me, quando guardo un bambino mi intenerisco e mi perdo nel suo sguardo, negli atteggiamenti non condizionati, nella fragilità che è propria di un bimbo.
Ce ne dimentichiamo presto purtroppo e diveniamo complicati con l'andare degli anni, i nostri sguardi finiscono per farsi sospettosi, i rapporti con gli altri sono appesantiti dalla prudenza, che viene dalle esperienze negative fatte in passato, o semplicemente dal fatto che "il mondo non è quello di una volta".
Spesso sono in difficoltà quando mi scopro intento a spiegare ai miei figli che il mondo è anche malvagio, che in persone apparentemente buone può nascondersi un insidia. Distruggere in qualche modo la loro innata fiducia, nelle persone e situazioni, mi duole, pur sapendo che è necessario aiutarli a distinguere il bene dal male.
Sta di fatto che ero in coda dietro a quel bimbo che mi guardava e dopo essermi sincerato sommariamente che nessuno mi prendesse per matto, ho iniziato a giocare con lui a cucù tattè, usando una paratia che mi trovavo accanto. Accennava un sorriso e aspettava che lo rifacessi, ma non si scompose troppo... mi sa che anche il suo papà ha iniziato a spiegargli qualcosa riguardo al mondo.
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